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da "Abitarea"

Pup reality. Quello di Agricola a chi e a che serve?
Una petizione firmata da 2000 cittadini chiede che non venga realizzato

di Aldo Pirone - 04/06/2010

Dopo la brutta faccenda dei platani segati, del blocco del cantiere e del subbuglio politico e amministrativo, i cittadini residenti in via Giulio Agricola hanno promosso una petizione contraria alla realizzazione del Pup.

La cosa è chiara. E anche semplice da valutarsi. Preliminari e non secondarie sono le garanzie che le autorità preposte e competenti dovrebbero fornire ai cittadini circa la stabilità dei palazzi adiacenti e il mantenimento in superficie delle

 


essenze arboree. Ma al di là di questo c’è poi la domanda principale a cui il Municipio che l’ha pensato e proposto e il Comune, con Veltroni prima ed Alemanno poi che l’hanno definitivamente adottato con ordinanze sindacali successive, dovrebbero dare una risposta soddisfacente. Non l’hanno fatto prima, lo dovrebbero fare adesso. Non è mai troppo tardi per valutare i costi e i benefici di un Pup e cancellarlo se si constata che non risponde allo scopo. Nel marzo scorso è successo al quartiere Flaminio dove, di fronte alle contrarietà espresse dai residenti, il Commissario alla mobilità sindaco Alemanno – perché a Roma come si sa la mobilità è tutta nelle mani del commissario straordinario fin dai tempi di Veltroni – ha cancellato il Pup previsto in via del Vignola. Anche lì dovevano essere eliminati, tra l’altro, 36 platani, invece è stato eliminato il Pup.

Come è ormai noto, anche agli abitanti, il Pup di viale Agricola prevede 344 box di cui 102 a rotazione e 242 pertinenziali, ovvero riservati ai residenti proprietari di immobile nel raggio di 500 metri. L’opera interesserà ben tre square del viale: da via Tuscolana a via Fabrizio Luscino per 41.541 mc e 12.073 mq di parcamento su due livelli. Così dice l’ordinanza commissariale del Sindaco Alemanno del 13.7.2009 n. 190. Ovviamente un simile intervento necessariamente e oggettivamente ridurrà i posti auto in superficie oggi presenti. E drasticamente, perché le società concessionarie di solito presentano progetti di sistemazione della superficie dei Pup tendenti a ridurre il più possibile i parcheggi liberi per non lasciare scampo ai “beneficati” e costringerli a comperare i box i cui prezzi sono più che ragguardevoli.

Per il Pup di viale Agricola, come abbiamo già avuto modo di dire su questo giornale, la prima cosa che salta agli occhi è la incongruità dei box a rotazione. Vengono considerati parcheggi di scambio con l’attigua fermata di metropolitana. Cosa alquanto opinabile e in contraddizione con gli orientamenti strategici sulla mobilità proclamati a parole da tutti e da molti lustri a questa parte. Riconfermati anche nel recente Piano straordinario per la mobilità sostenibile (Psms) varato dal Campidoglio e approvato dal Municipio con voto quasi unanime. Secondo questi orientamenti i parcheggi di scambio si fanno fuori della città consolidata non dentro.

Non per niente nella stessa ordinanza del Sindaco Alemanno del 27.11.2008 in cui si indicava come prioritario il Pup di viale G. Agricola è preventivato l’incremento di 570 posti del vero, per ora, parcheggio di scambio di Anagnina.

Ve li figurate i 102 posti a rotazione a Giulio Agricola o i 240 dei 468 complessivi del Pup a viale Labieno? Serviranno solo ad attrarre traffico aggiuntivo sulla notoriamente tutt'altro che “scorrevole” via Tuscolana. Nuovi automobilisti assatanati richiamati dal miraggio del parcheggio. E quando troveranno, come più che probabile, il box rotante già occupato intaseranno ancor più i parcheggi in superficie. A meno che, invece, non si voglia offrire parcheggio a chi viene per fare shopping, visitare un parente, per diporto o per altri scopi. Il che sarebbe ancora peggio perché il parking servirebbe solo a scoraggiare l’uso del potente mezzo pubblico esistente: la metropolitana.

Ma qualche problema c’è anche per l’utilità degli altri 242 box pertinenziali. Il vantaggio ipotizzato sta tutto nel fatto di residenti pertinenziali disposti ad acquisirlo e a metterci la propria auto oggi parcheggiata in superficie. Solo allora i conti matematici tornerebbero. I posti venuti meno sopra si recupererebbero sotto e, anzi, se ne aggiungerebbero degli altri. Se questo però non avviene, come non è avvenuto già in qualche caso (vedi a viale San Giovanni Bosco) ed è fortemente in dubbio anche per gli altri Pup previsti nelle zone densamente edificate, allora sono guai. Perché vorrà dire che quei box o rimangono invenduti o vengono utilizzati non per gli scopi pertinenziali per cui sono stati pensati, mentre ai residenti oggi parcheggianti si ridurrà questa possibilità in un quadrante dove il problema è già drammatico.

Tutto ciò, inoltre, rischia di produrre una divisione fra i residenti, fra chi acquisirà e chi no. Fra chi può e chi non può o non vuole.

Dunque quali sarebbero i benefici del Pup Agricola? A chi e a che serve?

Ultima considerazione. Il Pup è un tipo di opera per cui men che mai ai residenti può essere appioppata la critica del Nimby (Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile"). Perché se non è utile ad inghiottire le loro auto non è utile neanche al quartiere che sta intorno.
 

 

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