Decimo Municipio: quando la politica è malata


Il ritiro delle deleghe all’assessore Latino da parte del Presidente Medici apre un acuto conflitto politico all’interno del centrosinistra e del PD municipale

di Aldo Pirone - 09/01/2012

Sul finire dell’anno nel Decimo Municipio si sono registrati episodi abbastanza sconcertanti di una politica malata.

Il 13 dicembre 2011, come già denunciato e commentato su questo giornale, le Istituzioni comunali e municipali (l’assessore Corsini, il Presidente Medici e l’assessore municipale Perifano) presentano alle Officine Marconi - in casa del proprietario dell’area il noto costruttore Scarpellini - il progetto di

densificazione della centralità di Romanina che gli regala altri 800.000 mc di edificazioni. Un affare da due miliardi e mezzo. Un caso evidente, come minimo, di scarso senso delle Istituzioni.

Ma ciò viene rilevato solo dalle associazioni del territorio. Le forze politiche tacciono.

Qualche giorno dopo scoppia il caso dell’assessore municipale del PD ai Lavori pubblici Piero Latino. L’amministratore della giunta Medici, stando alle cronache de ”Il Messaggero”, si inguaia con alcuni commercianti e imprenditori locali che invita ad un aperitivo con sottoscrizione il 16 dicembre in un ristorante di via Quinto Publicio. La sottoscrizione – dice la lettera d’invito – va fatta presso l’ufficio dell’assessore in Municipio.

La cosa, com’era naturale, non viene presa bene all’interno del PD, dove si scatena un forte conflitto politico, e neanche dal Presidente Medici.

L’assessore sotto accusa dichiara: “Nessuno ha sollevato problemi di illegalità, casomai si è parlato di opportunità che è ben altra cosa” (sic! n.d.r.); dice di aver già restituito tutto, poche centinaia di euro, ai sottoscrittori e che si vuole prendere pretesto dalla vicenda (poco edificante per la verità e meritevole di censura n.d.r) per defenestrarlo.

Proprio in quei giorni che più che di vigilia natalizia sembrano di passione pasquale, segnati dallo scontro interno al PD fra dimissionari e antidimissionari di Latino, appare uno strano e dovizioso manifesto a firma di un fantomatico “comitato spontaneo salviamo il nostro territorio” in cui a caratteri di scatola si dice: “Centralità di Romanina – 2.000.000 di metri cubi senza metropolitana – questo è il regalo di Natale per il nostro territorio”. Più che una denuncia chiara, forte, limpida sembra un obliquo segnale.

Intanto di fronte alle resistenze minimizzatrici di Latino e dei suoi sostenitori il Presidente Medici, in accordo con una parte del PD locale, rompe gli indugi e dopo il Natale di passione celebra il gran botto Capodanno col ritiro delle deleghe all’accusato.

Il 30 dicembre un comunicato del capogruppo del PD comunale, Umberto Marroni, accusa Medici - che nel frattempo si era anche candidato come outsider alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco alle elezioni del prossimo anno - di “aggressione” al PD; sorvola in merito all’”aperitivo con sottoscrizione” e riconduce il tutto alle perplessità espresse dal dimissionato “su alcuni provvedimenti discutibili del Municipio e dello stesso Presidente su questioni di governo del territorio tra cui la centralità di Romanina”. Quanto ai suoi colleghi del PD municipale che la defenestrazione di Latino hanno sollecitato ed imposto parla di “pretesti” che Medici ha strumentalmente utilizzato.

Intanto sui muri non più solo del Municipio ma di Roma lo “strano” manifesto sulla centralità di Romanina riappare in migliaia di copie, ma questa volta con i nomi di Alemanno e Medici indicati come i donatori del regalo di Natale. Si continua ad omettere il destinatario del regalo, il costruttore Scarpellini, perché non si sa mai.

Anche “la Repubblica”, domenica scorsa, si occupa del caso Romanina con un articolo volto a scoprire chi c’è dietro al manifesto anonimo che accomuna Alemanno al “minisindaco rosso”, a lanciare qualche sospetto in proposito e, soprattutto, a rassicurare che, all’opposto di quanto dice l’apocrifo testo, c’è un acerrimo scontro in corso fra Municipio e Comune sui destini della centralità.

In conclusione non si sfugge all’impressione che si voglia confondere le acque e nascondere sotto sembianze di scontro politico su rilevanti problemi urbanistici quello che, ad onor del vero, ha avuto altri e meno nobili motivi.

La presentazione da parte delle Istituzioni del progetto Scarpellini alle ex Officine Marconi in casa del beneficiato, il progetto in sé di densificazione cubatoria e la vicenda della defenestrazione dell’assessore municipale del PD hanno sì un legame tra loro, ma esso va rubricato a tutto tondo nel capitolo della mala politica. Di una politica che si è fatta debole, condizionata e sottomessa agli interessi economici dominanti e perciò non in grado di guardare con sufficiente autonomia al bene comune. Di una politica che troppo spesso non sa più distinguere fra interessi pubblici e privati, che sempre troppo spesso dimentica di salvaguardare l’autonomia delle Istituzioni e le compromette in rapporti obliqui con interessi particolari.

“Non c'è futuro per l'Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica” ha ammonito il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso di fine anno. Chissà se a qualcuno in Decimo Municipio sono fischiate le orecchie.

 

Da "Abitarea"


 

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